Voi, il popolo

Pubblicato su Internazionale il 21/1/2017

Com’è brutta l’America che spunta dal discorso d’insediamento del suo quarantacinquesimo presidente. Triste, chiusa quasi si sentisse sotto assedio, sola quasi non avesse amici ma solo nemici che le rubano soldi e posti di lavoro, povera quasi fosse ancora nel pieno della crisi che nel 2008 chiudeva a grappolo le saracinesche dei negozi di Downtown a New York e riempiva le strade di Los Angeles di ex manager diventati homeless, paranoica quasi fosse davvero in mano a bande di drogati e criminali, arrugginita quasi che le fabbriche della Rust belt l’avessero inghiottita. “Questo carnaio adesso finisce”, sintetizza e annuncia Trump, e pare di assistere a un sogno: è la sua immagine dell’America che, proiettata sullo schermo dell’Inauguration day, si spaccia per realtà. E purtroppo, da oggi, diventa realtà.

Com’è sgraziato il commiato del nuovo presidente dalla coppia presidenziale che lascia la Casa Bianca: sì, sono stati “straordinari” nel passaggio delle consegne, grazie Barack, grazie Michelle, ma di chi sarà mai la colpa di quell’indecente carnaio se non loro? Trump non lo dice, ma lo sottintende, è il suo ultimo spruzzo di veleno contro il presidente nero e abusivo che finalmente toglie il disturbo. Tutto il resto, invece, non è sottinteso. Nessun distinguo, nessun se e nessun ma: Washington è marcia, l’élite che l’ha occupata finora ha goduto a spese del popolo, da oggi tutto cambia perché in verità questo non è un normale passaggio di consegne da un’amministrazione a un’altra ma una rivoluzione, il passaggio del potere dall’establishment al popolo. A “voi”, che siete il popolo. Quale sottile slittamento, dal “we the people” della costituzione, e dallo “yes we can” di Obama, a questo “voi, il popolo”. È il grande imbroglio del populismo di governo: chi l’ha detto che l’Italia non è più un laboratorio politico d’avanguardia? Lo è ancora, purtroppo; esporta poche merci, ma parecchie trovate politiche.

Com’è composto Obama, tirato eppure sereno, mentre arriva con al fianco Biden, “la mia prima decisione e la migliore”, e poi mentre saluta e ringrazia per l’ultima volta con a fianco Michelle, e com’è accigliato Trump mentre promette l’isolamento dell’America dal mondo. Com’è altera Michelle, com’è solare il ricordo del suo vestito color oro di otto anni fa al confronto del rosso cupo di oggi, e come sembra fuori tempo la bellezza celestiale di Melania al confronto del suo black style che aveva rivoluzionato le copertine dei femminili: un salto estetico che dice il salto d’epoca, all’indietro.

Com’è strana la scena di Washington divisa in due, la parata da una parte e i black bloc dall’altra, che manda all’aria il rito della tranquilla democrazia dell’alternanza e mostra un paese lacerato e incredulo, con una parte che in quel rito non trova riconoscimento e promette rifiuto e resistenza, fuck Trump e il suo minuetto melenso davanti a Hillary che s’è presentata di nuovo di bianco vestita, perché il bianco è il colore delle suffragette e la marcia delle donne mostrerà al presidente qual è il limite che non può oltrepassare.

Com’è fragile l’America first che Trump ci prospetta, l’America che si immagina great again come se davvero fosse diventata piccola, l’America che molla gli alleati perché sono cattivi pagatori, l’America che proteggerà i suoi prodotti dalla valuta altrui e i suoi confini dalle “disfatte” altrui, l’America che smette di sognare e si dà “due semplici regole, compra americano, assumi americano”, l’America che “si farà guidare solo dall’orgoglio nazionale” e che finalmente chiama il nemico col nome che Obama non ha mai voluto concedere, “terrorismo islamico radicale”, l’America che “non dovrà temere nulla” perché basterà a se stessa. Dio benedica l’America, e che stavolta la benedica davvero.

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5 risposte a Voi, il popolo

  1. Agide Melloni ha detto:

    Cara Ida, non ti sembra che questo sia il vero volto degli Stati Uniti? Di quel paese che con le sue mille facce è riuscito a incantare, dominare, imporre, illudere e fregare il mondo intero? Forse potrebbe essere che abbiamo la vera faccia di quell’impero che abbiamo molto odiato ma poco combattuto. In definitiva chi è Trump se non colui che da un volto al nostro -non unico- storico “odiato nemico”?

    • idomini ha detto:

      No, non sono d’accordo. Questo non è “il vero volto”, ma “un” volto degli Stati uniti. Che io non credo abbiano solo incantato, dominato, illuso e fregato il mondo intero. Se continuiamo a giudicare gli Stati uniti con questa approssimazione, non ne capiremo mai nulla.

  2. Che articolo accorato, malinconico e irritato, com’è l’animo di tutte e tutti noi, qui, dall’altra parte dell’Atlantico, a guardare sbalorditi quella che, in tutte le sue luci e ombre, anche cupe, ma comunque nella sua vitalità, abbiamo considerato per decenni come il modello sperimentale della socientà occidentale sprofondare tra le braccia di un demagogo populista perfino peggiore di quelli che abbiamo conosciuto con largo anticipo da noi, e – per gli stessi incommensurabili pesi di potenza militare ed economica – immensamente più pericoloso.
    Come dici tu, purtroppo noi Italiani abbiamo fantasia e riusciamo ad esportare cose che non vorremmo a genti prive di essa, che poi le perfeziona in peggio, La Storia insegna, con Mussolini che fu il “modello” di partenza di un signore assai più “serio” di nome Adolf Hitler.

    Ti confesso che ho pianto all’Election Day, è ho pianto adesso come una fontana. Di rabbia e di tristezza.
    Ma la Womem March è stato un piccolo grande segnale, uno squillo che ci deve risvegliare tutte e tutti dal torpore della botta ricevuta, per metterci ad OPERARE con dignità, non-violenza, MA DECISIONE perché questo mandato non si ripeta tra quattro anni e, qui da noi, perché i tanti pupazzi imitatori, i May, i Farange, le LePen, i Salvini, i Grillli, non riproducano qui da noi questo disastro. E molto, MOLTO, rendiamocene conto, in questa fase storica dipende, più che mai, DA NOI DONNE! Vero, purtroppo con Hillary abbiamo mancato una occasione storica, ma la marcia dimostra che la Storia, in barba agli “uomini forti”, ai pagliacci, ai comici ai nani e alle povere ballerine, procede comunque, con noi!
    Scusa lo sfogo. Da ora basta piangersi addosso, ma fare, fare, fare!
    Un caro abbraccio, ti voglio bene
    Marianna

    • Agide Melloni ha detto:

      Un buon commento ma con due (mie) osservazioni:
      1 – inutile piangere, meglio trasformare la tristezza in ruvidezza (contro questa gente).
      2 – Se mi è permesso, tra i pupazzi ne aggiungerei anche altri, comunemente considerati così bene da far dimenticare le loro grandi e gravi responsabilità nello sfascio che stiamo attraversando. Non c’è bisogno di far nomi!

    • idomini ha detto:

      Grazie Marianna, anch’io penso che le donne siamo ovunque in prima fila. Comunque non sono delusa dal “modello” americano, credo che quella società abbia contraddizioni che spesso da qui non si vedono e che dovremmo analizzare con più attenzione. A presto, ida

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