La doppietta del Presidente

Riepilogando. Dopo avere officiato nell’autunno del 2011 la resa della politica alle ragioni dell’economia insediando il governo tecnico di Monti sulle ceneri di Berlusconi ed evitando il ricorso alle urne, oggi il Presidente della Repubblica replica insediando i saggi (e resuscitando Berlusconi) sulle ceneri dei tecnici, ed evitando il ritorno alle urne. Nel 2011 fu su decisione dei mercati e dietro ingiunzione dello spread; oggi pare sia stato su consiglio del presidente della Bce, preoccupato per le reazioni dei mercati e dello spread alle eventuali dimissioni del capo dello Stato. Errare è umano, dice il proverbio, perseverare è diabolico: se uno stato d’eccezione tira l’altro, si sa già che fine fanno la democrazia e la Costituzione di cui Napolitano sarebbe il supremo garante. Le cose, peraltro, non si ripetono mai identiche, semmai peggiorano. Nel 2011 l’opinione pubblica italiana al gran completo, salvo sparutissime eccezioni, si bevve la favola dei tecnici salvatori dei conti e della patria; oggi che quella decina di maschi presunti saggi possa salvare qualcosa non lo crede nessuno. Eppure tutti abbozzano, perché del supremo garante non si può dubitare, e perché ci stiamo abituando a essere una democrazia commissariata, o dai comici o dai tecnici o dai comici e dai tecnici (l’inserimento nella decina di alcuni politici la cui isterica non-saggezza è stranota, vedi Quagliariello sul caso Englaro, rende il lato comico solo più patetico). Il tutto sotto l’insegna dell’unità nazionale, che al presidente della Repubblica sta a cuore fin dai tempi del Pci. Solo che il Pci non c’è più, e grazie alla doppietta 2012-2013 è diventato superfluo pure il Pd (gli errori tattici di Bersani ora si capiscono meglio: erano tentativi di sottrarsi a una morsa mortale). Monti invece, che superfluo era stato reso dalle urne, resta in sella, non essendo mai stato, dice il Presidente, sfiduciato dalle camere: ma come avrebbe potuto esserlo, se quando si dimise alle camere non fu rinviato? Un’eccezione tira l’altra, ed eccoci qua. Aveva ragione il Presidente: nel 2011 le elezioni erano inutili, ed era tanto vero che sono state inutili anche quelle del 2013.

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9 risposte a La doppietta del Presidente

  1. Sergio Mancioppi ha detto:

    Cara Ida, sono d’accordo con te, con una correzione e un complemento. La correzione è che ogni volta tu scrivi 2012 debba intendersi 2011 (a novembre 2011 si ha l’inizio del governo “tecnico” Monti). Il complemento è che il primo strappo costituzionale fu commesso da Napolitano nell’inverno 2010, quando la destra non aveva più la maggioranza numerica dopo la cacciata di Fini e il Presidente della Repubblica chiese al Parlamento di bloccare ben tre mozioni di sfiducia per tutta la discussione della legge finanziaria, dando così il tempo a Berlusconi di acquistare alcuni voti per salvare il governo. Anche in quella occasione Napolitano, pur di fronte ad un governo che ormai non aveva più la rappresentanza della maggioranza degli elettori, preferì giocare sulle formule tecniche (con l’ossequio suicida del PD) piuttosto che sciogliere il Parlamento e indire nuove elezioni. Direi quindi che il gioco al massacro delle Istituzioni viene da lontano e che sull’altare dell’unità nazionale questa repubblica sta bruciando le ultime riserve di democrazia, officiante Napolitano e un pezzo del PD.
    E concordo in particolare con il ribrezzo umano che sorge nel leggere il nome di Quagliarello tra i commissari che dovrebbero dettare le prossime riforme istituzionali! Il supremo garante (come lo chiami tu) non ha più nessuna remora formale: evidentemente tra reazionari incalliti e ottusi un accordo è sempre possibile.

    • idomini ha detto:

      CAro Sergio, grazie della correzione, mi scuso con tutti dell’errore evidente (ho corretto). E concordo del tutto con l’aggiunta, avevo ben presente anche il passaggio del 2010 mentre scrivevo ma l’avevo tralasciato per non infilare la collana dietrologica…Quanto a Quagliariello non si tratta di ribrezzo umano ma di giudizio politico: lui è un vero ideologo, in senso forte, del berlusconismo, uno di quelli che ha provato a dargli un’impianto teorico (basta rileggersi il suo intervento al congresso di fondazione del Pdl, per tutta la lettura che dà della storia della Repubblica). A presto, i.

  2. Gernando Marasco ha detto:

    Non so cosa pensare… Ida, secondo te, cosa avrebbe dovuto fare Napolitano?
    mandare comunque Bersani alle Camere? dimettersi? scegliere meglio i “saggi”?
    io spero che, nonostante tutto, questo Parlamento legiferi bene… non ho tutta sta fretta di tornare a votare per Renzi!
    un saluto da un militante di Vibo che s’è fatto in quattro per sostenerti alle elezioni!

    • idomini ha detto:

      Grazie del sostegno! Che peraltro s’è visto, dai voti di Vibo…Napolitano poteva fare una delle tre cose che tu scrivi, o anche una quarta, quella che non ha fatto (sbagliando) Bersani, cioè tirare fuori un nome ”terzo”, ma vicino alla sinistra e non sgradito a Grillo, per un nuovo incarico. Ma è chiaro, era chiaro da subito, che la direzione di marcia scelta dal Presidente non era questa bensì quella della grande coalizione. Per come s’è messa, comunque, mi sa che dovrai rassegnarti a tornare a votare non troppo in là. Io spero solo che si mettano d’accordo su un ritorno al Mattarellum, l’unica cosa che si può fare. Se si impantano su ipotesi di doppio turno e simili non riparano nemmeno la legge elettorale. Ciao, Grazie ancora e a presto, i.

  3. gaetano ha detto:

    Cara Ida,
    condivido, questa volta in pieno, il tuo giudizio: “gli errori tattici di Bersani ora si capiscono meglio: erano tentativi di sottrarsi a una morsa mortale”.
    Il mio precedente commento era successivo all’invenzione dei saggi “salvarepubblica”, alla luce della quale il preincarico a Bersani, ristretto nei tempi e con l’imperativo di formare una maggioranza fuori dal parlamento, appare sempre più un atto dovuto fatto con la mano sinistra.
    E’ chiaro che il cammino stretto di Bersani consiste soprattutto nell’impossibilità di smentire o di opporsi alla suprema carica dello stato, espressione per di più del partito che dirige, ma la “morsa mortale” della “governabilità” ha cominciato a mostrare la sua faccia autoritaria da quando è apparso chiaro (europee 2009 e fallimento del referendum per il bipartismo) che l’equilibrio politico della repubblica non poteva poggiare su due partiti, ossia sulla logica dell’alternanza. La segreteria Bersani invertì la rotta seguita da Veltroni e rese possibile lo sfaldamento della maggioranza di Berlusconi, evidenziato dall’uscita di Fini. Il resto è noto (lo ricorda il commento precedente). Se così stanno le cose, la questione che dovrebbe impegnarci non è tanto o soltanto la leadership di Bersani (che pure in questo momento è importante), ma di più la rinascita di una sinistra non residuale, di cui ancora nel nostri paese si conserva memoria.

  4. Peter Freeman ha detto:

    La torsione presidenzialista che Napolitano ha dato al proprio mandato mi parve già evidente nei precedenti che tu hai citato (compreso il 2010, con quel voto di fiducia ritardato a un giorno di dicembre mentre Roma viveva una giornata di scontri furiosi e lì si misurava, in maniera plastica, il totale distacco tra un pezzo di paese non rappresentato e le sue istituzioni). Le ripetizioni non possono che aggravare il quadro e dare vita a ulteriori distorsioni. Con l’aggravante che la crisi del sistema, e in particolar modo dei partiti politici, hanno trasformato il Quirinale e il suo inquilino in un feticcio delle garanzie che tale invece non è. Quando ha avuto inizio quel processo di “sacralizzazione” del Quirinale che prima non era (penso al caso Leone o all’impeachment di Cossiga promosso dall’ex PCI)? Con Ciampi? Direi che è un altro dei prodotti avvelenati del bipolarismo introdotto con la fine della prima repubblica, con un Paese diviso in due e molto avvelenato dall’avvento di Berlusconi sulla scena politica, e il Quirinale chiamato a farsi “garante” ma soprattutto “pacificatore” di conflitti insanabili.

    • idomini ha detto:

      Grazie Peter, concordo su tutto. Aggiungo che la ‘sacralizzazione’ va presa quasi alla lettera, come se il Quirinale fosse diventato il finto tabernacolo appunto sacro e inviolabile di una politica diventata a sua volta profana e profanabile. i.

  5. Andrea Ambrogetti ha detto:

    Dissequestrare la sovranità popolare prigioniera nei corridoi dei palazzi del potere….

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