Di chi è Alma Shalabayeva

Nella fiera dell’ipocrisia che ha avuto la meglio, in parlamento, sulla mozione di sfiducia contro il ministro dell’interno sul caso kazako, tutti e ahimé tutte – anche quelli e quelle che si sono meglio arrampicati sugli specchi per salvare il ministro con la mano destra ammettendo con la sinistra la gravità inedita e inaudita delle responsabilità, degli errori e delle omissioni -, si sono dimenticati di sottolineare un piccolo particolare: che l’Italia ha consentito la rendition di una donna in quanto moglie, dando per scontato, in barba alla titolarità individuale dei diritti fondamentali, che il destino di Alma Shalabayeva si giocasse di riflesso a quello del marito, e che dunque Alma Shalabayeva non appartiene a se stessa ma, a scelta, al marito o allo Stato kazako, due opzioni alle quali secondo i più volenterosi fra i senatori italiani se ne dovrebbe aggiungere una terza, quella di tornare sotto la tutela dello Stato italiano adeguatamente pentito. La dimenticanza – chiamiamola così per pietà – non è attenuata bensì aggravata dai molteplici e commiserevoli e pelosi richiami, nel dibattito del senato, a Shalabayeva madre e alla sua bambina di sei anni, fedele riproposizione della logica patriarcale per cui una donna esiste solo se è madre (coniugata) o figlia (coniugabile) e mai in sé e per sé. Trattasi, va detto e sottolineato, dello stesso Senato che poche settimane fa ha giurato e spergiurato la propria fede antipatriarcale votando con un’enfasi pari all’insipienza l’adesione alla Convenzione di Istanbul contro il femminicidio. Che evidentemente non osta all’uccisione simbolica di una donna per autorizzare la rendition di una moglie.

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8 risposte a Di chi è Alma Shalabayeva

  1. Fausto ha detto:

    Non fa una piega…

  2. nicolalicciardello ha detto:

    ottima precisazione ! quanto a razzismo e patriarcato pare che stiamo in Italia tornando (o meglio perseverando) su tempi biblici.

  3. laura ha detto:

    grazie ida

  4. Pietro Nicola Gregorace ha detto:

    L’uso esagerato di parole di moda, in questo caso femminicidio, secondo me non porta bene. La questione del Kazakistan è una questione fondamentale di rifornimento di petrolio e gas, soprattutto per l’inverno quando più di una volta si sono rischiati dei black-out. In quanto a ipocrisia, quella più pesante e più infame appartiene a Cameron e a Hollande, anche al governo socialista francese cioè: l’accaparramento di materie prime se lo difendono a denti stretti, con provocazioni e guerre in Medio Oriente, dalla Libia alla Siria, con l scusa-palesemente menzognera e contraddittoria – dei diritti umani, delle armi chimiche (in Siria operano truppe raccogliticce di volontari provenienti da molti paesi ostili alla Siria, sia europei che arabi). L’uso di argomenti “umanitari”, propugnati da Obama e da tutto l’apparato economico e propagadistico europeo, è volto alla destabilizzazione del Mediterraneo, dei paesi arabi sulla costa del Mediterraneo, contro gli interessi dell’Italia, contro il progresso delle popolazioni arabe. Il costo: centinaia i migliaia di morti senza nome, il rischio di una deflagrazione più vasta, a fronte di un imbroglio incomprensibile concernente la signora Alma Shalabayeva, moglie di una magnate kazako, non politico, o politico che eserciterebbe il potere alla pari dell’odiato Berlusconi.

    • idomini ha detto:

      Non ho parlato di femminicidio a proposito del caso Shalabayeva: ho evidenziato la contraddizione per cui lo stesso parlamento che vota compatto una legge contro il femminicidio in nome della lotta al patriarcato (argomento usato e abusato negli interventi in aula) poi si adegua alla legge patriarcale trattando Alma Shalabayeva come ‘moglie di’. Quanto al resto, non sono d’accordo sull’analisi della situazione geopolitica che ruota attorno al Medioriente, ma questo è un altro discorso. Grazie, i.d.

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