Archiviare il ventennio

Silvio Berlusconi ha perso la sua guerra dei vent’anni contro la magistratura, la giustizia e la legge. Vince lo Stato di diritto, non solo perché dimostra che il principio dell’uguaglianza di fronte alla legge è più forte delle pretese di impunità dell’uomo più ricco e a lungo più potente d’Italia, ma anche perché frantuma un caposaldo dell’ideologia berlusconiana, l’idea che il principio di legittimità debba prevalere su quello di legalità, ovvero che il consenso popolare autorizzi un capo politico a fare quello che vuole e  che la sovranità possa esercitarsi non sotto ma contro la legge o a prescindere da essa. 

Berlusconi perde anche, non per la prima ma almeno per la terza volta, sul terreno altrettanto decisivo della sua mitologia personale e politica. Come osserva Ezio Mauro su Repubblica di oggi, la sentenza della Cassazione lo colpisce e lo affonda precisamente in un elemento basilare della sua leggenda, l’immagine dell’imprenditore di se stesso sano e vincente contro le liturgie del Palazzo e le regole dei comuni mortali. Sotto quell’immagine, ora è certificato, c’era un trucco, la frode fiscale. Così come c’era un trucco, l’impotenza mascherata da potenza sessuale, sotto il sultano del bunga-bunga. Così come c’era un trucco, l’incapacità mascherata dall’ottimismo, sotto l’uomo dei vertici internazionali che tentava di sedurre i potenti della terra mentre tutti insieme ci trascinavano nelle catene del debito e della recessione. Si deve del resto non alla sentenza della Cassazione ma al progressivo svelamento di questo reiterato e articolato trucco la fine lunga ed estenuata, troppo lunga e troppo estenuata, del consenso al leader che ha cambiato la faccia e l’anima dell’Italia.

Berlusconi tuttavia non è l’unico a perdere. Perde la politica, che per l’ennesima volta cede il suo primato alla giurisdizione dopo averlo ceduto, quando nel 2011 si trattò di mandare via il Cavaliere da Palazzo Chigi, alla tecnocrazia. Perdono i suoi avversari, non solo perché non sono stati capaci di sconfiggerlo politicamente delegando l’affare ai tribunali, ma anche perché si trovano oggi nell’insostenibile situazione di avere stipulato un patto di governo con lui sapendo perfettamente – e probabilmente contandoci – che i suoi nodi giudiziari stavano per venire al pettine. Sì che per la prima volta la ”grande narrazione” che ha accompagnato l’avventura ventennale del Cavaliere, dipingendolo come la vittima designata dello stesso dispositivo politico-giudiziario che aveva chiuso la prima Repubblica e contro il quale egli era sceso in campo, mostra oggi un nocciolo di verità. Non perché, come i vari Cicchitto Sallusti Ferrara & co. si ostinano a sostenere, Berlusconi sia stato oggetto di una persecuzione giudiziaria immotivata e violenta durata vent’anni. Ma perché vent’anni è durata l’incapacità della politica di ritrovare il suo primato, la sua energia, la sua credibilità contro i trucchi di cui sopra. Senza nulla togliere all’azione doverosa della magistratura, due Repubbliche che si chiudono per via giudiziaria sono troppo per la salute di qualsiasi democrazia.

Attenzione, anche qui, ai trucchi, stavolta nel campo del centrosinistra. Sostenere, adesso e dopo aver delegato alla prima quello che avrebbe dovuto fare la seconda, che giustizia e politica devono restare separate non significa riconquistare alla politica il suo primato perduto, ma solo preservare il governo delle larghe intese dagli inevitabili contraccolpi della sentenza della Cassazione. Puntando contemporaneamente – com’era desumibile ieri dalle reazioni di Epifani e del Quirinale – sull’immobilità forzata di Berlusconi e sul salvataggio di una governabilità blindata con l’accordo fra il suo partito e il Pd. Isolare il capro espiatorio per salvare il salvabile: il rito è noto, i suoi controeffetti prevedibili. Messo nell’angolo Berlusconi, ora non si tratta di salvare il salvabile, ma di archiviare il suo ventennio. E questo non può farlo né la corte di Cassazione, né il governo delle larghe intese. 

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13 risposte a Archiviare il ventennio

  1. ernesto ha detto:

    Piena condivisione dell’analisi-Ernesto

  2. Fiorella Cagnoni ha detto:

    Può farlo una “rivoluzione culturale”?

  3. Tiziana ha detto:

    Il difficile viene ora

  4. Sergio Zanganelli ha detto:

    La tua analisi è lucida e illuminante, ma come ce la caviamo ora? Grillo (per carità) un sussulto del PD con SEL (IMPROBABILE) Io la vedo brutta

  5. Agar ha detto:

    Mah! Il grande problema di questo paese e’ l’illegalismo di TUTTA una classe dirigente, non solo di un miliardario eversore! Condannato definitivamente Berlusconi chi si incarica di affrontare il resto? La questione sociale non è affrontabile per legge, ma nella guerra di liberazione che le classi povere, i precari, i lavoratori e lavoratrici allo stremo devono potenziare ulteriormente…

  6. andrea cipolla ha detto:

    Analisi condivisibile. Ricordiamoci , per dare un senso politico al ventennio che passa, per il prossimo presidente della repubblica di chi, unico, lo ha battuto due volte sul terreno della politica.

  7. felice ha detto:

    nonostante tutto non riesco a considerare la condanna di Berlusconi un passo avanti verso un’inversione di tendenza politica; è come un asso di briscola calato nel mezzo di una partita, ma i giocatori sono sempre gli stessi, da vent’anni giocano a chi fa meno; il paese non è rappresentato in questa partita..

  8. Sandro ha detto:

    Tutto condivisibile, logico ed apprezzabile. Una sola cosa pero’ vorrei evidenziare: in vent’anni ci siamo liberati del Berlu, ma la sua vicenda ci ha insegnato tante cose, e soprattutto che quando un potere, la politica, si sfalda, un altro, la magistratura, occupa il vuoto disponibile e cos’ facendo rivela tutti I suoi difetti. Io corro a firmare I referendum dei radicali.
    sandro longo

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