Italian Hustle

Una crisi drammatica, una gestione ridicola, scrive Lucia Annunziata sull’Huffington Post commentando «il clima da ragazzi del muretto, sbracato nei modi, nello stile e nella sostanza» che ci tocca respirare. Sullo stile da ragazzi del muretto, argomento tutt’altro che secondario, torno dopo. Prima, due punti sul dramma e sulla farsa.

Primo punto. Salvo improbabili colpi di scena alla direzione del Pd di oggi, fra pochi giorni avremo il terzo presidente del consiglio nominato dal Colle (e stavolta largamente autonominato), senza alcun rapporto, né diretto né indiretto, con il pronunciamento elettorale. Siccome però le cose ripetendosi peggiorano, questa terza volta è peggiore, se possibile, delle due precedenti: non c’è l’emergenza dello spread con cui fu coperta l’operazione Monti, né l’impossibilità di costruire una maggioranza coerente con il voto con cui fu coperta l’operazione Letta. C’è solo, rivendicato da Napolitano a Lisbona, il rifiuto fobico di un ritorno alle urne, unito all’arrogante fretta di Matteo Renzo di insediarsi a Palazzo Chigi, fretta a sua volta accompagnata da un consumismo della leaderhip che ha raggiunto, nel Pd, livelli patologici.

Poco da eccepire se fossimo realmente, come tutt’ora siamo formalmente, in una Repubblica parlamentare, dove i governi li formano le Camere (e tuttavia anche in questo caso tornare alle urne sarebbe a questo punto necessario, essendosi il quadro politico profondamente modificato nell’ultimo anno, con la decadenza di Berlusconi da un lato e l’avvento di Renzi dall’altro, ed avendoci la Consulta liberati dal Porcellum). Ma noi siamo da più di vent’anni in una terra di nessuno, dove la Costituzione formale è continuamente sfidata, contraddetta e delegittimata da un senso comune, di destra e di sinistra, che i governi li vuole eletti, o indicati, dal popolo. Di più: la stessa crisi di questi giorni è figlia di questo senso comune, la leadership di Renzi essendosi costruita precisamente sulla promessa di non varcare la soglia di palazzo Chigi senza mandato popolare, e sull’impegno di varare una legge elettorale che garantisca governi stabili, duraturi e legittimati dal voto. Il paradosso dunque è il seguente: si forma con una manovra di palazzo un governo, il terzo, col mandato di varare le mitiche ‘riforme’ contro le manovre di palazzo (e magari incapace, come i precedenti, di vararle). Un imbroglio che sfugge al principio di non contraddizione.

Secondo punto. Quando il principio di non contraddizione in politica salta, è perché operano altri principi che rispondono ad altre logiche, come quello dei rapporti di forza allo stato duro e puro. Il passaggio dirimente e illuminante di questa crisi resta, da questo punto di vista, quello del cosiddetto scoop della premiata coppia Corriere della Sera- Financial Times. Inconsistente giornalisticamente – si sapeva ed era già stato scritto tutto o quasi già nell’estate del 2011, quando il Corsera peraltro taceva e approvava -, inequivocabile politicamente: una richiesta perentoria di cambio del cavallo spedita dall’establishment che conta a Napolitano, e da Napolitano prontamente raccolta in poche ore con la convocazione accelerata di Renzi al Quirinale. Di nuovo ha ragione Lucia Annunziata: il combinato disposto fra questa traiettoria dei cosiddetti ”poteri forti” – non da oggi privi peraltro di un qualsivoglia progetto sul paese – e il personalismo mediatico degli uomini politici in campo – ma in primis di Matteo Renzi, dico io – accentuano in modo dirompente la deriva oligarchica del sistema-Italia. Oltre a gettare finalmente la luce giusta sull’ideologia della rottamazione: quando il gioco si fa duro, non è ai e alle quarantenni acqua e sapone che lo si lascia in mano. Riportare la gestione della crisi nell’alveo e nelle forme istituzionali è a questo punto il minimo che si possa fare, e bene fa Enrico Letta, con tutti i limiti che gli si possono e devono imputare, ad esigerlo.

Vengo infine allo stile ”ragazzi del muretto”. Sulle cui più patenti manifestazioni – irresponsabilità, leggerezza, senso di onnipotenza, personalismi e maleducazione – non merita neanche insistere. Vale la pena piuttosto di soffermarsi sull’ennesimo capolavoro politico-simbolico che il Pd è riuscito a realizzare ribaltando, anche su questo piano, il vantaggio del rinnovamento in cui si trovava rispetto al partito padronale di Berlusconi in un disastroso svantaggio, complice il coro mediatico affabulato dalla rottamazione di cui sopra, dalla loquace intraprendenza del sindaco di Firenze e dalle garanzie rivoluzionarie delle smart blu. Adesso però non dovrebbe sfuggire a nessuno quanto sia più rassicurante per il grande pubblico la transizione generazionale soft di cui Berlusconi si atteggia a garante rispetto allo spettacolo che la new generation del Pd sta offrendo di sé, superando di molti punti quella precedente già affollata di campioni nella specialità del fratricidio. C’è voluto del talento nel consegnare questo vantaggio al leader decadente e decaduto, amorale e illegale, cinico e gaudente del bunga-bunga. E non è solo un talento maschile. Siamo state tutte adolescenti e tutte sappiamo che sul muretto i ragazzi esagerano finché le ragazze non dicono basta. Ma sul muretto del centrosinistra italiano non ce n’è una sola a dirlo, tutte impegnate come sono o a fare diligentemente da coro o a contare meticolosamente di quante parolacce sono vittime.

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18 risposte a Italian Hustle

  1. ginopiarulli ha detto:

    L’ha ribloggato su ginopiarullipensierie ha commentato:
    no comment!

  2. Sabrina Michelotti ha detto:

    Cara Ida, sugli aspetti simbolici sono profondamente d’accordo con te se non fosse che al posto del muretto leggero e scanzonato da sogno adolescenziale c’è un muro molto più tetro e invalicabile da incubo adulto. Mi soffermo su un altro dei punti da te affrontati. Il combinato disposto di cui parla Annunziata tra “poteri forti” e personalismo dei leader non vede i primi come privi di progettualità sul paese: purtroppo è un progetto nefasto di saccheggio dei beni pubblici, di depauperamento dell’ambiente, di devastazione sociale e culturale. In campo si sta svolgendo una lotta fra élite ristrettissime: dietro ogni leader (anche se pallido come Letta o algido come Monti), anche quello apparentemente più antagonista, più “anticasta”, più puro e incontaminato, ci sono gruppi il cui potere è inversamente proporzionale alla loro numerosità. Tali élite (che non sono anonime o situate chissà dove, ma hanno voci e volti definiti) decidono delle condizioni materiali delle vite di tutti noi: decidono dove e come destinare risorse e quali uomini mettere nei posti chiave dell’economia, della finanza e, aggiungo, della cultura.- poichè l’assalto al patrimonio storico e artistico del paese sarà la nuova frontiera nel prossimo futuro. Il duello Letta/Renzi (senza dimenticare il ruolo ambiguo dell’apparente rivale pentastellato) sta qui: chi mettere dove, quanto destinargli. Il tutto benedetto dalla solita troika, dal Presidente, dai mercati. Sempre di ricambio di gruppi dirigenti si tratta (non parliamo più di classi): da Tangentopoli in poi, ogni qualvolta spunti uno scandalo, emerga un dossier riservato, si denuncino privilegi o compensi, spuntino patrimoni nascosti di qualche manager pubblico o di qualche politico, si può star tranquilli che c’è in atto un tentativo di un gruppo (individui o soggetti privati) di gettar discredito, apparentemente sulla politica tutta, sulle istituzioni in generale, sulle figure dell’autorità (anche simboliche), in realtà sulla fazione rivale, per gestire le risorse economiche e finanziarie, insediare i propri uomini laddove servono, attuare le politiche in funzione degli interessi privati di pochi. Il tutto al di fuori del controllo dei cittadini i quali – come dicevi bene tu, in un precedente articolo sulla legge elettorale – in nome della governabilità perdono, con la rappresentanza, anche ogni speranza di decisione.
    Un abbraccio

    • idomini ha detto:

      CAra Sabrina, non solo penso che tu abbia completamente ragione, ma ti invidio per la precisione e la concretezza dell’analisi che fai. Che è esattamente quella che manca a qualsiasi discorso con velleità di sinistra oggi. Tutti parliamo di governance e poi nessuno la sa fare, l’analisi della governance. Vale a livello locale, nazionale, internazionale, globale. E hai perfettamente ragione anche sul fatto che dietro ogni battaglia morale e moralista, giudiziaria e giustizialista, c’è una sporca guerra di interessi. Che dobbiamo /possiamo fare? Io soffro molto dell’impotenza in cui ci sentiamo tutte. Ti abbraccio forte, i.

  3. Pingback: Italian hustle | Prof. Ivan

  4. Maria Teresa ha detto:

    mi vien da iniziare dalla coda, dalle “ragazze”, da quel 41% di cui mena vanto la mia corregionale Moretti ogni volta che compare in tv sottolineando lo svecchiamento del partito e del Parlamento. Come non dubitare che le due categorie “svecchiamento” e “femminilizzazione” non siano state associate , messe sotto l’orizzonte del “nuovo”, fiori all’occhiello da esibire più che sostanza, volontà di misurarsi con stili e formulazione di pensiero e dell’agire politico ? Ulteriore operazione di impoverimento della lettura del senso profondo della presenza femminile nelle politica e nelle istituzioni. Non portatrici di istanze e diritti negati ma di “novità”. Il tutto appena dopo la stagione delle facili carriere femminili ; ma le donne del centro sinistra (almeno quelle che più frequentemente appaiono in tv e rilasciano dichiarazioni ed interviste) non sembrano a disagio dentro all’abito del nuovismo; non un sussulto sulla decretazione d’urgenza sul femminicidio , in pieno agosto mescolata alle norme di potenziamento del corpo dei vigili del fuoco. Non una distanza dal rampantismo di cui Renzi è l’espressione, anzi, una come la Puppato non fa una grinza nel passare dopo tre mesi a sostenere Renzi dopo aver fatto le primarie con Civati. Qui la questione non è solo dire “basta”, qui le ragazze giocano forte a confondersi con quei ragazzi. Nell’assieparsi di giornalisti e microfoni attorno alla sede del Pd oggi, non mi è potuta sfuggire una ripresa di pochi attimi della ministra Kyenge ; di quanta solitudine è stata ministra? Cosa ha potuto condividere in quanto donna ed in quanto africana, con le sue colleghe quando senza interruzione è stata insultata?

  5. breisen ha detto:

    L’ha ribloggato su Amolanoia.

  6. Pingback: Il governo Renzi non cambia verso. | Italia2013

  7. Raimondo ha detto:

    Sono capitato per caso su questo blog e mi sono iscritto con entusiasmo. Condivido parola per parola questo articolo e la discussione che ne è seguita. Grazie

  8. Pingback: Scommessa persa | Raimondo Bolletta

  9. Pingback: La vie en rose. Una repubblica oligarchica ai tempi del pinkwashing | incroci de-generi

  10. Pingback: La vie en rose. Una repubblica oligarchica ai tempi del pinkwashing – Al di là del Buco

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