Come finisce un partito

L’immaginario politico eroico che abbiamo ereditato dal secolo scorso, quando la politica era una cosa seria, ci fa ancora pensare che un partito o un gruppo politico debbano morire, quando muoiono, con divisioni limpide, battaglie chiare, ragioni leggibili. Invece no: si muore, in politica, di insensatezza, e in modo insensato. Non è molto diverso dalle storie d’amore: quando vanno a male, vanno a male e basta, e non c’è verso di distinguere torti e ragioni né di stilare interpretazioni condivise. Adesso che il Pd, e l’intero centrosinistra, è imploso sulle candidature al Quirinale, dilaga il gioco della caccia all’uomo, al traditore, alla corrente tale e talaltra e al complotto tale e talaltro. Ma provate a spiegare a un’amica non italiana, o a una ragazza che non abbia memoria degli anni 90, e vi renderete conto che una spiegazione è impossibile senza risalire al groviglio di contraddizioni, posizioni diverse appiccicate con la colla, culture opposte tenute insieme dal quieto vivere, risentimenti appassionati quanto gli attaccamenti, che hanno fatto del Pd l’ormai famoso amalgama mal riuscito. Lasciamo perdere le due provenienze storiche, il Pci e la Dc, che pure continuano a contare eccome, e facciamo mente locale sugli aut-aut e gli et-et che da vent’anni e più convivono illogicamente nel mutante che s’è chiamato Pds-Ds-Pd e da lì riverberano in tutto il centrosinistra, in tutte le versioni sperimentate con e senza trattino: socialdemocrazia e liberismo, partito solido e partito liquido, proporzionale e maggioritario, presidenzialismo e parlamentarismo, costituzionalizzazione dell’anomalia berlusconiana e antiberlusconismo, difesa appassionata, fino al limite della necrofilia, della politica di professione e rincorsa della società civile fino al limite dell’autodissoluzione. Il tutto suffragato da un feuilleton mediatico anch’esso lungo vent’anni e più che ha alimentato giochi di ruolo e finte verità giocando con le figurine. Poi arriva il momento in cui le colle si seccano,  le memorie si disfano, un tweet conta più di una riunione, le generazioni vanno ognuna per conto proprio, le rottamazioni e i parricidi procedono in allegria per regolare conti tutti maschili, e nemmeno la trama delle antiche divisioni serve a tenere insieme il tessuto. Più o meno è quello che è successo all’ombra dell’elezione del Presidente, mentre il Grillo Qualunque fa la sua macabra e soddisfatta conta dei cadaveri.

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10 risposte a Come finisce un partito

  1. fernanda franchini ha detto:

    insegno. il mio compito è quello di insegnare ai ragazzi, aldilà della disciplina, a comportarsi con logica e determinazione, con correttezze ed una visione del mondo che va oltre il proprio “particulare”, nel rispetto degli altri ed in pace con la propria coscienza.Con lo sguardo a sinistra.
    Ma l’esempio è importante.
    Quale esempio ha dato ieri ed in quest’ultima settimana la sinistra italiana? Quale modello? Il danno fatto alle nuove generazioni va molto aldilà dei problemi concreti della mancanza di opportunità lavorative. E’ stata scippata la possibilità di un cambiamento di rotta che era stato fatto balenare.
    Ai ragazzi è stata tolta la fiducia.
    A noi insegnanti la possibilità di indicare la strada

  2. Paola Zaretti ha detto:

    Clamoroso esempio di che cos’è una lunga storia abitata da una nevrosi ossessiva – un tempo prevalentemente maschia, oggi non più – e dalla sua pulsione distruttiva e autodistruttiva. Al di là delle nevrosi individuali occorrerà – prima o poi, diceva Freud – occuparsi delle nevrosi della civiltà. Si può, almeno in questo, non dargli ragione?

  3. ideeperlasinistra ha detto:

    Cara Ida … ma tu non eri candidata nella coalizione di cui faceva parte quella creatura ignobile che è il PD? Prima dei distinguo (a volte sacrosanti, a volte no) da Grillo, un po’ di autocritica personale e per SEL?

    • idomini ha detto:

      Caro mzaffa (ma perché non firmate per nome e cognome?), io ho accettato di candidarmi, da indipendente, in una coalizione che aveva un programma che consideravo accettabile. Se tu avessi seguito la mia campagna elettorale sapresti come l’ho fatta e che cosa ho detto sulla strategia delle alleanze (che in campagna elettorale voleva dire esprimersi soprattutto su Monti). Le critiche che avevo da fare al Pd e a Sel le ho fatto nelle sedi proprie, ovvero nelle riunioni di Sel successive al voto. Se vuoi te le ripeto: il Pd ha fatto una campagna elettorale ossessionata da e subalterna a Monti, Sel no ma è stata evidentemente penalizzata dall’accordo con il Pd, che pure in quella fase anch’io consideravo utile e necessario per spostare a sinistra la coalizione (mentre consideravo sbagliatissima la posizione di Rivoluzione civile). Tutti, poi, abbiamo sottovalutato o meglio, poco analizzato il M5S (trovi in questo blog un mio pezzo su questo). Non ho nessuna autocritica personale da fare, ho fatto una campagna elettorale generosa in cui ho molto ascoltato e molto imparato, e ho perso non per il risultato di Sel ma per quello del Pd. C’è altro? Sì, eccolo: dopo il voto è cominciata un’altra storia, con una sequenza di errori di conduzione tattica e strategica su cui pure trovi l’essenziale in questo blog. Il Pd non è una creatura ignobile: è una creatura a mio modesto avviso nata male e cresciuta male. Su questo, ti rinvio all’archivio del manifesto, troverai alcune decine di pezzi a mia firma. Scusa la puntigliosità, ma sull’onestà mentale mia e di chiunque non si scherza e non si fanno battute. Grazie comunque dell’attenzione, ida

      • maria g meriggi ha detto:

        un intervento di rara lucidità su cui sono d’accordo forse più che su altri interventi sul Manifesto – che dopo che ve ne siete andati i più diversi ma importanti da te a Rossana e Parlato a Francesco Piccioni è l’ombra di se stesso.
        Ho votato disgiunto : R C alla Camera – a malincuore per lealtà verso Rifo – e PD al Senato (c’era Tronti… ) oggi comunque una grande responsabilità spetta poprio a SeL

      • idomini ha detto:

        ciao Maria Grazia, che bello sentirti, stai bene? Grazie mille e a presto, i.

  4. giovanna miccichè ha detto:

    cara Ida, a queste elezioni, dopo tanti anni di militanza PC, DS, PD, per la prima volta ho votato SEL (dopo aver consultato la lista e aver trovato il tuo nome). sulla lista PD Calabria c’era solo da stendere un velo, neanche pietoso! purtroppo la situazione del partito nel resto d’Italia non era migliore, visti i risultati! non sono solo le due anime originarie che non si sono per niente amalgamate, sono le lotte intestine di sempre, i giochi di potere, locali e non, che hanno fatto scomparire le sezioni, per riaprirle in tempo di elezioni e di nuovi giochi di potere e di ….. eventuali veri o … falsi …. tesseramenti….
    aspettiamo gli eventi …

    • idomini ha detto:

      Grazie Giovanna. Una delle poche consolazioni, in questi giorni, è ritrovare tante e tanti come te che mi hanno sostenuta con affetto e convinzione. E ti assicuro che il risultato, dovuto come saprai alla débacle del Pd calabrese che ha trascinato la coalizione alla sconfitta (il risultato di Sel e mio invece è stato buono, largamente superiore al quorum necessario), mi è dispiaciuto più per tutti voi che per me, che sono abituata a fare politica fuori dalla rappresentanza. Dico a te quello che dico a tutti: restiamo in contatto. Un abbraccio, i.

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