Brand di genere. Il berlusconismo desessualizzato di Matteo Renzi

 

La repentina decisione di Matteo Renzi di candidare come capolista alle europee cinque donne, una per circoscrizione, dimostra due cose. La prima: la politica maschile è in un vicolo cieco, in fondo al quale le donne, anzi «la risorsa femminile» come si dice nella lingua neoliberale, appaiono ormai come l’ultima chance su cui investire per tentare una via d’uscita. La seconda: in questo maldestro tentativo le donne vengono usate, con il loro consenso, come un gadget, un brand, una trovata d’immagine. Come un «genere», come si dice nella lingua neofemminista, ma in senso mercelogico. E’ lo stesso, identico uso che ne faceva Silvio Berlusconi («Non le ho mai pagate. Potrei averne grandi quantità, gratis»), solo che Berlusconi prima di portarle al mercato politico le faceva passare per il mercato sessuale. Brand per brand, in fatto di «genere» Renzi questo è, un berlusconismo desessualizzato. Attendiamo dalle interessate notizie sul loro vissuto della circostanza in cui si trovano. Intanto un grazie a Giusi Nicolini, per il suo rifiuto di stare a un gioco che usa il brand di genere genericamente invece di scegliere una specifica politica – nella fattispecie, una buona politica sull’immigrazione – incarnata in una specifica donna: una politica che fa la differenza, non un marketing di genere. 

 

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5 risposte a Brand di genere. Il berlusconismo desessualizzato di Matteo Renzi

  1. rampon7agide ha detto:

    Completamente d’accordo con te, Ida! In sostanza Berlusconi e Renzi non sono altro che le due facce della stessa medaglia: una rozza e l’altra fine ma entrambe in perfetta sintonia con un disegno di destra e di legittimazione piena del progetto di trasformazione liberista e chiesaiuola della società italiana. Peccato che la gente si faccia conquistare da miseri 80 euro, di cui pure c’è bisogno!

    • Tommaso Innocenti ha detto:

      E’ come”nascondere la polvere sotto il tappeto”. Dove la polvere e’ rappresentata dalla riconferma di tutto il vecchiume preesistente servendosi del tappeto di “genere” per nasconderlo.
      Diverso, e probabilmente più credibile sarebbe stato l’avvio di una politica di serio rinnovamento, anche e sopratutto generazionale all’interno del pd, entro cui collocare la parita’ e la valorizzazione di “genere”, indipendentemente dall’ essere capolista.
      Personalmente continuo a pensare che la qualità delle persone non si misura dall’appartenenza ad un genere ma , dalle idee e dalle azioni che riescono ad esprimere.
      In questo senso, penso che le donne specialmente nella fase politica che stiamo vivendo siano attrezzate almeno quanto gli uomini, quindi non un brend in una una affrettata politica di marketing.

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  4. Tommaso Innocenti ha detto:

    Un limite degli uomini e’ indicare donne in posti di responsabilita’, sarebbe bello che le donne proponessero altre donne. Ma , il limite delle donne e’ non essere mai solidali con altre donne.
    Renzi vuol far passare le candidate capolista come una novita’, ma in assoluto non lo e’ ,pur tuttavia e’ il male minore.

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