Primarie Calabria, c’è Speranza

Il 2014 è stato un anno buono per la Calabria. Mente la politica regionale continuava a dare il peggio di sé, prima con il presidente Scopelliti condannato a sei anni per abuso d’ufficio poi con il rinvio ostinato delle elezioni che ne sarebbero dovute conseguire automaticamente, fatti di diversa natura hanno smontato lo stereotipo di una società civile immobile, rassegnata e connivente. Prima la vicenda di Calabria Ora, il quotidiano che ha meritoriamente fatto saltare l’incauta – a dir poco – nomina a sottosegretario nel governo Renzi di Antonio Gentile, il notabile del Ncd che pretendeva il silenzio del quotidiano su un’inchiesta giudiziaria riguardante suo figlio. Poi la vittoria del comitato di cittadini che ha ottenuto dal Tar quella data delle elezioni – il 23 novembre – che il consiglio regionale continuava a rinviare di settimana in settimana e di mese in mese. Infine ma non ultimo il successo di Anime nere, il film di Francesco Munzi che in un colpo solo ha mostrato le potenzialità del set calabrese e dimostrato che in Calabria si può combattere la ‘ndrangheta nel cuore della ‘ndragheta con l’appoggio, e non nell’indifferenza, della cittadinanza, e che l’immagine della Calabria si valorizza affrontando le sue contraddizioni e non nascondendole dietro improbabili spot turistici come ha fatto per anni il governo regionale uscente.

Chi conosce la Calabria non si è stupito di questi fatti, perché sa che quella regione è abitata da una società viva e plurale, penalizzata da una cattiva rappresentanza (politica) e di un’altrettanto cattiva rappresentazione (mediatica). E tuttavia non ha potuto non stupirsi, ancora una volta, della sordità e dell’immobilismo dimostrati dalla politica di fronte a questi fatti. Per dirne una sola, piccola ma emblematica: Anime nere è uscito pochi giorni dopo la nomina a presidente della Film Commission regionale – che peraltro spicca per la sua assenza dalla produzione del film di Munzi come di quelli di Michelangelo Frammartino, Alice Rohrwacher e altri registi che hanno girato o stanno girando in Calabria – di un preteso manager che ha pubblicamente e candidamente dichiarato di non aver quasi mai varcato la soglia di una sala cinematografica in vita sua. Una soltanto, e nemmeno la più nefasta visto quello che è accaduto in settori cruciali come la sanità, delle nomine fatte a pioggia da una giunta scaduta che ha interpretato così un disbrigo degli affari urgenti durato più di sei mesi.

Ora che finalmente si vota, le notizie non sono più rassicuranti, anzi. Sull’Huffington di ieri Alessandro  De Angelis ha svelato ”l’operazione responsabili” che, per la regia di Denis Verdini, dovrebbe rafforzare l’asse nazionale Renzi-Berlusconi attraverso l’appoggio della parte anti-alfaniana del Ncd (Gentile, ancora lui!) al candidato renziano, il ”giovane” Gianluca Callipo, alle primarie del centrosinistra di domenica, nella prospettiva di un governo di larghissime intese della regione. Mentre l’altro candidato del Pd, il meno giovane Mario Oliviero proveniente dalla nomenclatura Pci-Pds-Ds-Pd, ha ottenuto per parte sua l’appoggio di un altro pezzo da novanta del centrodestra locale.

Al netto della frammentazione del centrodestra calabrese, a rischio di implosione dopo la disastrosa era Scopelliti (cominciata, vale la pena di ricordarlo di questi tempi, all’insegna del giovanilismo, anche qui c’è poco da stupirsi. Invece di essere mandate in soffitta con il giovane governatore condannato, negli ultimi mesi le tentazioni consociative del Pd sono cresciute. Per chi avesse le antenne allertate, la stessa nomina a sottosegretario di un tipo come Gentile nel governo Renzi ne era stata una spia chiarissima. Un’altra ancor più chiara è venuta in seguito dai tentennamenti, le lentezze e i pasticci del Pd regionale e nazionale sulla scelta del candidato e sulla decisione di fare o non fare le primarie di coalizione. Altri segnali arrivano in queste ore, dai pronunciamenti di altri esponenti e sindaci calabresi di centrodestra a favore dell’uno o dell’altro candidato del Pd. Come se già le primarie configurassero il destino che si prospetta per la Calabria: fare da laboratorio per la trasformazione del patto del Nazareno in asse stabile, stabilissimo, di governo ”post-ideologico”.

Un anticorpo nelle primarie calabresi però c’è, viene da Sel e si chiama Gianni Speranza: e mai come in questo caso nel nome c’è la cosa. Vero è che la candidatura dell’ottimo sindaco di Lamezia Terme è stata a sua volta indebolita dalle vicende recenti di Sel, che proprio in Calabria ha sperimentato i primi esodi verso l’astro renziano, e vero è pure che l’arcipelago della sinistra antirenziana, raccoltasi alle europee nella lista Tsipras, è tutt’altro che stabile. Ma per esperienza amministrativa e qualità politica – nonché umana, che di questi tempi non guasta – il ”terzo incomodo” delle primarie di domenica può raccogliere i consensi necessari a imporre uno spostamento della prospettiva del governo regionale dalla conservazione al cambiamento e dalla consociazione al taglio con il passato. Se c’è ancora la speranza – è il caso di dirlo – di un centrosinistra alternativo e non uguale al centrodestra, è su di lui che bisogna puntare.

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