La generazione innocente di Matteo Renzi

E’ dura da dire, visto lo stato in cui ogni giorno il Pd mostra di versare, eppure anche stavolta, alla fine, il principale erede della defunta democrazia dei partiti è riuscito ad allestire un congresso ”vero”, con contenuti, poste in gioco e profili di leadership riconoscibili. E malgrado l’intero percorso sia stato viziato da regole traballanti e assurde – tutte: dal tesseramento aperto e pertanto corrotto al populismo del gazebo che consente a chiunque di votare per il segretario di un partito -, alla fine chi andrà a votare l’8 dicembre potrà farlo con cognizione di causa, salvo essere completamente assordato dalla grancassa mediatica che suona pressoché all’unisono per il sindaco di Firenze.

Oscurato, per l’ennesima volta dal 1989 in poi, dalla finta rappresentazione politico-mediatica di un derby fra ”nuovo” e ”vecchio”, per l’ennesima volta il conflitto è invece sulla direzione dell’innovazione. Non c’è, fra i tre contendenti, chi non si dichiari per il cambiamento: il punto è come cambiare. L’uscita dal ventennio berlusconiano, che è stato anche il ventennio della sconfitta e della subalternità della sinistra, è il problema comune: il punto è come se ne esce. Si deve alla sterzata che Gianni Cuperlo ha impresso negli ultimi giorni alla sua battaglia, affilando la polemica con Renzi, che i termini di questo ”come” si siano chiariti. Se per Renzi uscire dal ventennio significa portare a compimento l’innovazione che il Pd (anzi il Pds-Ds-Pd) ha lasciato a metà e farla finalmente finita con la genealogia della sinistra, per Cuperlo uscire dal ventennio significa correggere radicalmente la rotta di questa ventennale innovazione, ritrovando e rilanciando quella genealogia. Meno sinistra per Renzi dunque, più sinistra per Cuperlo. Più neoliberismo in salsa blairiana per Renzi, abbandono della ricetta neoliberista, responsabile della crisi economico-finanziaria, per Cuperlo. Meno partito e più democrazia del pubblico e dell’applauso per Renzi, più partito e più partecipazione organizzata per Cuperlo. Meno rappresentanza dell’insediamento sociale tradizionale della sinistra per Renzi, più per Cuperlo. E così via. Chi dei due è più innovatore? Dipende, è ovvio, dalla lettura del ventennio e degli errori della sinistra durante il ventennio. Per Renzi il Pd ha perso e rischia di perdere perché troppo legato alla sua provenienza originaria; per Cuperlo perché l’ha abbandonata.

Sarebbe un gioco da ragazzi rintracciare, dietro i due contendenti di oggi, le due visioni del Pd che si contendono il campo fin dalla sua nascita, e se lo contendevano già nel Pds-Ds, con relativi leader di riferimento: un gioco da ragazzi che tuttavia basterebbe a sfatare la leggenda metropolitana secondo la quale l’innovazione di Cuperlo sarebbe ”zavorrata” da D’Alema e quella di Renzi invece volerebbe leggiadra senza zavorra alcuna (”rottamandi” di ogni tipo, e perfino uno come Pippo Baudo, sono saltati sul carro del sindaco di Fitrenze). Meglio concentrarsi invece su un punto che fa la differenza rispetto al passato. E la differenza, in un congresso che comunque sancirà un forte ricambio generazionale ai vertici del Pd, la fa la postura dei tre contendenti – Renzi e Cuperlo, ma anche Civati – per l’appunto sulla questione generazionale.

Un anno dopo le primarie per la premiership che lo videro sconfitto da Bersani, e quindici giorni prima della sua più che probabile conquista della leadership del partito, la cifra più vera della corsa di Matteo Renzi resta quella della rottamazione. Che ha perso qualunque valenza pratica, il carro di Renzi essendo per l’appunto affollatissimo di esponenti delle generazioni precedenti, ma mantiene intatta la sua valenza simbolica. Che sta non solo e non tanto nel giudizio liquidatorio del sindaco su chiunque l’abbia preceduto (con continui svarioni nei riferimenti storici dei suoi discorsi), quanto nella concezione della propria generazione di cui si fa portatore. Anche nel suo intervento alla Convenzione di stamattina non avrebbe potuto essere più chiaro. La sua è la generazione ”di quelli che siamo cresciuti a figurine e serie tv, ma che malgrado la scuola ce lo impedisse siamo riusciti a innamorarci di un libro o di un quadro». Una generazione dunque tre volte vittima, dei padri che l’hanno allevata ”a figurine e serie tv”, della scuola che ci ha messo un carico da undici nel peggiorare le cose, della politica che ha sfigurato la democrazia e via discorrendo. E due volte eroica, perché malgrado tutto questo sopravvive a un destino di abbrutimento leggendo qualche libro e visitando qualche museo e si candida a salvare il paese che l’ha distrutta. Pertanto è arrivato il momento ”di poter dire una volta per tutte che adesso tocca a noi, e che non siamo disposti ad aspettare”.

Questa concezione risentita di una generazione (auto)vittimizzata, innocente perché figlia degli errori altrui e quindi irresponsabile per definizione, cresciuta ai margini e in diritto di accedere al centro del sistema insediandosi direttamente nella stanza dei bottoni, è il vero punto di senso comune, la vera base ideologica di massa, che determina il successo di Renzi, nonché il suo vantaggio sulla qualità evidente di uno sfidante immune da questa concezione come Gianni Cuperlo. Ed è un punto stupefacentemente sottovalutato nel dibattito pubblico, che invece di contestarlo o quantomeno di problematizzarlo lo blandisce e lo legittima.

Una spinta generazionale di tal fatta non può essere il trampolino del superamento del ventennio berlusconiano, perché ne è precisamente l’effetto. E’ l’effetto della biopolitica neoliberale, che per decenni ha costruito artatamente e pour cause la guerra generazionale fra pensionati e precari, fra garantiti e non garantiti, fra la fragilità (costosa) dei vecchi e la baldanza dei giovani. Ed è l’effetto (lo scrive, fra l’altro, Civati nel suo documento congressuale, che, sia detto per inciso ma non troppo, è il migliore dei tre sia sulla questione generazionale che sulla questione di genere) dell’evaporazione nella nebbia berlusconiana della funzione paterna,  una funzione che consisterebbe in primis nel garantire non la guerra ma il passaggio del testimone fra le generazioni.

E’ questa la ragione profonda, più profonda delle pur cruciali ricette di politica economica, della continuità di Renzi col ventennio che si candida a chiudere. Assai più discontinua e innovatrice è la postura di chi ha uno sguardo più lungo sul passato, non crede che il presente e il futuro comincino con la propria data di nascita, e delle generazioni precedenti vede sì gli errori ma anche la storia e la tradizione di cui sono state e sono portatrici, e rispetto alle quali non si sente innocente e non si assolve. Jacques Derrida diceva che è così che si eredita, scegliendo che cosa prendere e che cosa lasciare, non per diritto divino a subentrare nello scettro del comando. Ma purtroppo per Renzi Derrida non si scambiava con le figurine e non recitava nelle serie tv.

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36 risposte a La generazione innocente di Matteo Renzi

  1. ernesto ha detto:

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  2. maria ha detto:

    Mi piacerebbe tanto sapere di quale libro si è innamorato il sindaco di firenze…

    La democrazia, poi, la sfigura lui ogni giorno irridendo a chi lo rimprovera di non essere presente nel Consiglio comunale, ci vado anche troppo ha detto, nella sua pretesa di poter diventare presidente di un grande partito e contemporaneamente restare sindaco di una città come Firenze, e mi meraviglia che nessuno rilevi che sommare in una persona queste due cariche non è che sia soltanto impossibile per la fatica che ciò comporterebbe ma profondamente sbagliato perché in tal caso vi sarebbe una sorta di conflitto di interessi e una ulteriore ferita alla nostra già fragile democrazia dove appunto ormai non esiste più nessuna dialettica tra potere istituzionale e politica intesa cone azione sociale e culturale fatta da singoli individui o da organismi collettivi come una volta potevano essere i partiti di massa.

    Matteo Renzi non è innocente, non c’è nessun smarrimento in lui, ma calcolo ambizioso e raffazzonato che fa leva su cose per esempio, come tu osservi, su una miserabile guerra tra generazioni, con accuse di ladrocinio ai pensionati , fatte alla leopolda da quel Serra presentato come persona perbene proprio da lui e che ha detto quelle bestialità davanti al silenzio complice di alcuni esponenti del pd in prima fila ad ascoltare interventi di cinque minuti che chiedevano di tutto senza misurarsi mai con la complessità del reale.

    Se vincerà, e le vincerà, le primarie sarò costretta a votare questa volta scheda bianca perché mai potrò dare la mia seppur parziale fiducia a uno schieramento politico che abbia al centro un partito retto da simile persona.

    Comunque grazie per la riflessione che mi ha sollevato un po’ il morale:-)

  3. Rinopalma ha detto:

    “Assai più discontinua e innovatrice è la postura di chi ha uno sguardo più lungo sul passato, non crede che il presente e il futuro comincino con la propria data di nascita…….ecc. ecc.”
    Ma è questa la vera questione.Chi è che, oggi ,in Italia,al di là di qualche improvvisato chiacchierone,partendo da questa “postura” ,ha la capacità di attrarre le masse e coinvolgerle in un processo di rinnovamento?E.,soprattutto,perchè non c’è questo “principe machiavellico”.a cui ,come se fosse presente tra noi,la nostra autrice affida il compito di vero antagonista di Renzi?Le idee,si diceva una volta,hanno bisogno di gambe per camminare tra la gente e trascinarla con sè.Oggi,purtroppo, la sinistra,si chiami Cuperlo o Civati, queste gambe non le possiede!

  4. Tiziana ha detto:

    Analisi perfetta, mi piacerebbe che arrivasse a tantissime persone. Ho sempre votato alle primarie e se lo facessi anche stavolta voterei per Civati. Ma queste non sono primarie, sono l’elezione del segretario di un partito a cui non mi sono mai sognata di iscrivermi. Quindi non credo proprio che andrò a votare

  5. Sil Bi ha detto:

    Anche l’Autrice si allinea al pressapochismo dominante, che riduce il Congresso ad un confronto tra Renzi e Cuperlo.

    Sono una persona semplice; perciò, provo a tradurre in termini più rozzi quanto ho capito dell’articolo. Secondo l’Autrice, Cuperlo è il rappresentante della generazione dei “vecchi”, fedele alla tradizione e, anzi, portata a farla rivivere; Renzi rappresenta invece le nuove generazioni, che si autorappresentano “innocenti” accusando i “padri” di aver causato tutti i loro problemi, forse per trovare il coraggio di “ucciderli”.

    Il punto di vista mi pare molto parziale, ma provo a seguirlo: e ne concludo che nessuno dei due approcci è valido per affrontare il futuro. Non lo è, come l’Autrice sottolinea, quello di Renzi, troppo “rivendicativo” e povero di profondità culturale; ma, a mio giudizio, non lo è neppure quello di Cuperlo, che riconosce l’esistenza di sfide nuove, ma propone di affrontarle rifacendosi a un pensiero ormai invecchiato.

    L’Autrice dedica solo un accenno al terzo contendente, Civati; al quale appartiene invece, a mio giudizio, l’approccio più corretto.
    E’ tipica di Civati (di professione storico della Filosofia) l’idea che innovazione e tradizione debbano andare insieme: per evitare un nuovismo privo di radici, ma pure uno stanco replicarsi di strumenti e concetti ormai logori.
    Il pensiero politico di Civati si fonda sulla tradizione della sinistra italiana, che si propone di recuperare per intero; non rinnega il passato recente (il suo riferimento a Prodi è emblematico in questo senso); ma si sforza di costruire, su quell’insieme di valori e di esperienze, una visione nuova,che dia risposte ai problemi dell’attualità.
    Un’immagine spesso usata (anche oggi) da Civati è quella di Enea che fugge da Troia in fiamme, portando con sè Anchise, sulle spalle: segno che la nuova generazione non può abbandonare la vecchia, privandosi delle sue radici; ma nemmeno può farsi portare in salvo da lei.

    Questa felice risoluzione del “contrasto generazionale” è evidente anche nel gruppo di persone che sostengono Civati nella sua battaglia congressuale: persone più mature come Fabrizio Barca, Corradino Mineo, Walter Tocci danno il loro contributo di idee, ma hanno rinunciato al ruolo di protagonisti; tanti giovani, ancora sconosciuti, si affacciano con grinta ed entusiasmo sulla scena della politica.

    E’ solo da questa collaborazione virtuosa che possiamo sperare la salvezza. La città è davvero in fiamme e solo insieme possiamo salvarci

    • idomini ha detto:

      Beh, tanto bene non ha capito. Non ho detto che Cuperlo è il rappresentante della vecchia generazione, ho scritto al contrario che tutto il confronto si è spostato all’interno di una generazione nuova, ma che le due posture sulla questione generazionale sono diverse. E non sono affatto ostile a Civati, come risulta dal riferimento a lui. Anzi, mi dispiace che il suo intervento alla convention sia stato inferiore alle sue possibilità. Ma mi interessava mettere a fuoco il confronto Renzi-Cuperlo, per smontare il modo in cui viene di solito restituito.

  6. serghej ha detto:

    cara Ida alla tua analisi lucidissima manca una parte: che effetto reale avrà l’elezione di un segretario di Partito, futuro candidato premier, che avviene senza chiarire quali saranno le scelte politiche fondamentali e necessarie per superare questa drammatica crisi? il fatto che gli iscritti e gli elettori siano costretti a scegliere non un progetto in quanto tale ma soltanto la persona che lo deve realizzare, non ti sembra il limite più grave alla possibilità che tu invece “a denti stretti” riconosci come tale, che “anche questa volta” si tratti di un congresso vero? Se fosse così apparirebbe in tutta la sua forza quella proposta, invece così abilmente sfumata sullo sfondo. Temo che invece anche questa come le precedenti si tratta di una classe dirigente senza spessore, e allora a cosa sarà servito il “congresso”? Non sarebbe da analizzare da dove origina proprio la pervicace strategia mediatica che ci costringe a condividere solo questo “campo di gioco”? abbracci

    • idomini ha detto:

      Ciao Sergio, mi pareva di essere stata chiara…ma io non penso affatto che l’elezione di Renzi avvenga senza chiarire le scelte. Le sue scelte – purtroppo – sono chiarissime. E a me non piacciono affatto. Abbraccio anche a te, i.

    • idomini ha detto:

      ma sì, concordo, ma non è che ogni volta si scrive di tutto…mi interessava mettere a fuoco la questione generazionale. per il resto, il mio giudizio complessivo su Renzi non è meno duro del tuo. grazie, i.

  7. Maria Teresa ha detto:

    l’incipit con il riferimento ad un “vero” congresso mi vede perplessa. Se Ida vuol dire che le tre posizioni , almeno da quello che é dato capire dai vari interventi dei tre contendenti, appaiono ormai delineate, sono d’accordo. Ma se si intende che le modalità con cui questo percorso “inverano”una prassi congressuale, allora no. Anzi, trovo qui un primo grosso nodo sulla “privatizzazione” del partito in cui, Renzi, per dispiegamento di finanze ed alleanze ha primeggiato. Qui, a mio avviso, si registra il primo vuoto ma anche il primo comun denominatore tra i tre. La Leopolda é un fatto privato che ha sottolineato la subalternità di un’organizzazione politica ufficiale che si é inchinata alla Kermesse, Epifani in prima fila a non poter/voler smentire nessuna delle sciocchezze dette sul palco. Dunque la vera partita non si é giocata nelle sedi ma fuori da quelle, utilizzandone comunque la distribuzione territoriale. Nessuna sede ha scelto di discutere a fondo l’ipotesi civatiana del salario minimo e la sua percorribilità o dei 65 miliardi ipotizzati per la rete idrica; la personalizzazione del dibattito alla fine diventa la vecchia prassi della delega a colui che sembra il migliore. Quanto alla assenza di veri orizzonti innovativi, a mio avviso, le carte si scoprono quando Civati proclama l’ulivo come modello a cui far riferimento come se non ne avessimo già sperimentato tutta la frammentazione e fragilità, Cuperlo rifugge dal passato pur dichiarando la teorica volontà di collocarsi a sinistra e Renzi sbandiera la rottamazione simbolica ma d’effetto per le semplificazioni di cui é portatrice ma anche per i nuovi poteri a cui allude . Ne esce un quadro scollato per sottrazione ad un dibattito vero; perché nessuno dei tre ha potuto/voluto affrontare le questioni cruciali. Allora Civati può stare accanto alla senatrice Puppato che passa dalla green-economy alla deroga all’art. 138 della Costituzione senza colpo ferire. Mentre lo spacchettamento a destra si ricomporrà quando sarà il momento riunendo le diverse casette tutte ancora permeate dal berlusconismo; a sinistra questa tripartizione comunque vincolata al patto delle larghe intese porterà ad ulteriore perdita di consenso. Ma nessuno ha davvero chiesto i conti a Renzi..a meno che non ci si accontenti di Crozza

    • idomini ha detto:

      MAriateresa, hai assolutamente ragione, quel ”vero”, sia pur virgolettato, era troppo generoso. Comunque sì, era limitato al fatto che almeno le posizioni (anche quella di Pittella, in verità) sono venute fuori. Ma per il resto hai perfettamente ragione tu, e la formula della ‘privatizzazione’ del partito mi pare molto azzeccata. Sono d’accordo anche sull’esito, la destra spezzettata raccoglierà più voti di un Pd falsamente unito. In verità a me interessava, in quel pezzo, mettere a fuoco la miseria della ‘rivolta generazionale’ di Renzi, ma se dovessi dirti come la penso su tutta la faccenda sarei anche più dura di te. OLtretutto tutti sottolineano lo ‘spacchettamento” del Pd fra ex comunisti ed ex dc, ma a me renzi ricorda non poco il primo CRaxi, e dunque, sul piano storico, l’esito è ancora più significativo…non so, stiamo a vedere. Grazie davvero, i.

  8. Cara Ida, grazie per la limpida intelligenza che metti in gioco, sempre. Un abbraccio affettuoso Anna Maria Crispino

  9. ines ha detto:

    Cara Ida, trovo il tuo articolo molto confortante perché vi trovo dentro la politica.
    Sono tempi difficili per chi a sinistra, appassionato alla politica, fruitore di fb si è ridotto a riconoscere al solo Bruno Vespa le capacità di condurre in modo equilibrato un talk televisivo sulla complessità della politica italiana. Quindi, se posso, vorrei solo dirti grazie di scrivere, grazie di essere così attenta e colta, grazie di non essere faziosa, grazie perché ci mancano tanto le donne della sinistra, soprattutto tra quelle che scrivono. Non è piaggeria, è solo calore umano.

  10. Gigliola e Mauro ha detto:

    Che piacere leggere ogni tanto delle argomentazioni così serie, profonde e lucidamente pessimistiche. Purtroppo le cose stanno così…Non ci rimane che l’ottimismo della volontà. Anzi: l’imperativo morale della volontà.

  11. roberto ha detto:

    Credo che un vero cambiamento non verrà da nessuno dei due maggiori contendenti.
    Se andrò a votare darò la preferenza a Civati.
    Sulle scelte di politica economica, che ci stanno strozzando, non trovo alcun coraggio nel dire le cose come stanno. Non si sta mettendo in discussione il modello di sviluppo ed i trattati a cui dobbiamo sottostare che impoveriscono la maggior parte delle persone. Manca la volontà di far capire a tutti noi come funzionano le cose a livello di macroeconomia. La conoscenza mette a repentaglio il privilegio.

  12. Francesco ha detto:

    Cara Ida, il vero problema, che taglia le gambe ad ogni possibilità di guardare in avanti, è che Renzi, come pare, vincerà le primarie per la Segreteria. Ho sperato che non fosse così, ma dopo i risultati interni ai circoli non c’è più niente da sperare. Certo ci possono essere state degli imbrogli e forzature, ma il “partito” è stato complessivamente poco reattivo (quali sono le responsabilità dei tanti Anchise per questo disastro del pensiero e delle coscienze?)
    Non si tratta di essere pessimista o ottimista, mi pare che manchi la consapevolezza dei grandi cambiamenti economici e sociali. Dovrebbe essere la “situazione” a dettare la necessità di una politica di “grande trasformazione”, ma mi pare che ci si aspetti che prima o dopo tutto torni come prima, o quasi. Una pura illusione.
    Grazie per la tua analisi, sempre preziosa e ricca. Un abbraccio Francesco

  13. maria ha detto:

    cara ida,
    ti comunico che due giornalisti della redazione fiorentina di Repubblica hanno scritto una specie di libro su matteo renzi dal titolo, Il grande seduttore.

    Non ho compratro questo , credo ,inutile libro, lo sfoglierò da Feltrinelli dove sarà presentato il giorno 11 dicembre, ma certo anche questo contribuirà ad accreditare la sua fama fasulla di giovane capace di imprimere chissà quale svolta.

    Ieri sera alla Buonarruoti, luogo storico della sinistra fiorentina del Novecento, c’è stata una serata molto affollata con Salvatore Settis e Tomaso Montanari sul tema, Firenze non è una merce, tante persone e tanti giovani ma all’orizzonte non vedo nessuno per adesso che possa raccogliere e rendere politicamente produttiva la rabbia e la frustrazione che molti sentono.

    E del resto avere a che fare con lui non è facile, un muro di gomma contro qualsiasi cosa si infrange, lui rappresenta davvero il nostro tempo che tutto semplifica e banalizza, non a caso la sua campagna pubblicitaria si basa su tre spot dove si mostra la nutella, la coca cola, e una partita tra disabili, quest’uomo è spregiudicato e lo dimostra il fatto , posto che ce ne sia bisogno, che nel primo comunicato a caldo sulla grande tragedia sarda non ha saputo rinunciare, nemmeno in quel caso,! a riferirsi alla rottamazione e alle primarie:-(
    Sulla pagliacciata delle primarie aperte da lui fortemente volute che dire? resta inspiegabile come sia possibile che un partito non banale come il pd non abbia contrastato e impedito simile operazione.

  14. Luca ha detto:

    grazie. analisi lucidissima.
    “Assai più discontinua e innovatrice è la postura di chi ha uno sguardo più lungo sul passato, non crede che il presente e il futuro comincino con la propria data di nascita, e delle generazioni precedenti vede sì gli errori ma anche la storia e la tradizione di cui sono state e sono portatrici, e rispetto alle quali non si sente innocente e non si assolve”
    questo passo è una delle cose migliori lette negli ultimi tempi.

  15. luci ha detto:

    mah.. le donne dove sono? (ovviamente un certo tipo di donne) tanta intelligenza , tanta capacità, tante idee politiche femministe (che la cultura del consumo neoliberista tenta di travestire ..) e ancora parliamo solo di uomini (maschi ) nella loro lotta per il potere ..ma perché?

  16. Fabio Avallone ha detto:

    Mamma mia che sproloquio pieno di luoghi comuni. Come se in questi 20 anni niente fosse accaduto. Mi fa ridere chi accusa Renzi di essere di destra, neoliberista, tardo blairiano e contemporaneamente difende chi Blair lo osannava quando vinceva, chi le riforme non le ha fatte quando ha governato (dando ad intendere che riformista e progressista è chi si professa tale, anche se poi non agisce di conseguenza). Un gruppo dirigente, di cui Cuperlo è uno dei più giovani, ma comunque parte, che ha commesso ogni sorta di errore e non per incapacità personali, che pure ci sono, ma perché privo di una visione, incapace di elaborare politiche efficaci. Recessione, disoccupazione al 12%, disoccupazione giovanile al 40 %, emarginazione delle donne, arretratezza culturale, devastazione ambientale, inesistente cultura del lavoro e della legalità, questa è l’eredità che ci lascia chi ha governato fino ad oggi. Certo, con questo curriculum la cosa migliore che si può dire è che le generazioni che sinora sono state tenute fuori dalla politica, dalle università, dalle aziende si autovittimizzino. Ma scherziamo? Sostenere che Renzi sia in continuità con il ventennio trascorso è ovviamente frutto di una visione distorta, se non in malafede, della realtà. In primo luogo perché per ventennio si intende Berlusconi, il quale, tra l’altro, tutto è stato tranne che liberista, mentre del ventennio trascorso, la metà è stato caratterizzato da quelli con i quali si vorrebbe continuità. Da una parte si rimuove, dall’altra si nega la premessa, il risultato è ridicolo. In secondo luogo, a saper leggere ed ascoltare, non c’è niente del programma di Renzi che si ponga nel solco della continuità con le politiche degli anni 90-00. E d’altra parte anche in questa lunga e fantasiosa requisitoria, dietro le affermazioni apodittiche non c’è un solo dato che provi la tesi. Ma ne parliamo, di tutto questo, tra 20 anni quando, ci metto la mano sul fuoco, quelli che oggi hanno meno di 40 anni si guarderanno bene dall’addossare alle generazioni che verranno le responsabilità dei propri fallimenti. Se non altro per senso del ridicolo.

    • idomini ha detto:

      Caro Avallone, perché non fa l’esercizio di riscrivere questo commento togliendo gli insulti? Ci guadagnerebbe in senso delle proporzioni. Non cestino, come faccio di solito non con le critiche, benvenute, ma con gli insulti, solo perché mi fa gioco mostrare la qualità del suo commento. A proposito: se vuole le passo una piccola bibliografia sul neoliberismo così si fa un’idea e parla meno a vanvera. i.d.

  17. Paride leporace ha detto:

    Riesci ancora a farmi appassionare alla politica grazie alla tua analisi lucida e potente. Grazie del tuo prezioso lavoro politico e intellettuale

  18. lvaleriani ha detto:

    cara Ida, mi sono iscritta oggi dopo aver letto questa tua analisi lucidissima e preziosa, come sempre, sulla newsletter del CRS. La condivido su facebook, sperando di raggiungere quelli che mi leggono lì, perché davvero bisognerebbe farla girare il più possibile. Sono d’accordo su tutto, e hai fatto benissimo a mettere a fuoco le differenze canalizzandole tra Renzi e Cuperlo, perché sono i più distanti, e dunque il ragionamento ne risulta particolarmente efficace. Resta forse un po’ sullo sfondo Civati, che a mio avviso ha una radicalità “di sinistra” assolutamente necessaria, ma anche uno sguardo lungo sui problemi come Cuperlo. Certo non potrà vincere, con tali qualifiche. Ma cosa accadrebbe, secondo te, se prendesse tanti voti da arrivare secondo, o anche terzo ma in un equilibrio sostanziale con Cuperlo? Ah, questo devo assolutamente dirtelo: l’evocazione di Craxi mi ha fatto un po’ rabbrividire, perché condivido anche quella, ahimé. Ciao, a presto!

    • idomini ha detto:

      Ciao Luisa, grazie. Hai ragione su Civati, ma quel pezzo non voleva essere un’analisi dei tre candidati, bensì della concezione del conflitto generazionale secondo Renzi (e secondo il senso comune). Perciò l’opposizione più netta è con Cuperlo, che mi pare abbia un’altra idea. Anche Civati ha un’altra idea, stando al suo documento, ma poi sento dire (è solo una voce per fortuna) che potrebbe alla fine fare ticket con Renzi, se i risultati fossero quelli che tu stessa ipotizzi…ma insomma, al di là dei tre moschettieri a me interessa che cominciamo a discutere della questione generazionale in modo meno opportunista di quanto per lo più si faccia. E tu saresti una voce preziosissima per cominciare a ragionare. Ci conto. Bacio, i.

  19. ginopiarulli ha detto:

    Reblogged this on ginopiarullipensieri and commented:
    La rottamazione generazionale come esito della biopolitica del ventennio

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